Sapori
Tradizione e gusto: le specialità che raccontano la nostra storia
Piatti della tradizione
Prodotti tipici
Gnoco de patata
Un piatto divenuto simbolo e vera leccornia della gastronomia locale nella scia di una tradizione di antica origine, che fa leva su ricette gelosamente custodite, e su particolari tuberi, appositamente selezionati, che conservano tutte le proprie proprietà in succulente pietanze. Questa specialità è proposta oltre che dai tipici ristoranti della zona anche nella “Festa del gnoco de patata” che si tiene ad Arsiero nel mese di agosto.
Avanotti fritti
Il territorio del nostro Consorzio è attraversato dal torrente Posina e dall’Astico, con la presenza di numerose troticolture che vantano un ottimo e scrupoloso sistema di allevamento. L’avannotto ha le medesime caratteristiche nutrizionali della trota. Risulta un pesce facilmente digeribile, mediamente grasso, estremamente ricco di proteine nobili e di sali minerali. Da un punto di vista organolettico le carni di questi salmonidi al palato si presentano tenere e sode, ma consistenti. La piacevolezza dell’avannotto è data dal fatto che in esso lo scheletro non è ancora formato per cui il pesce risulta completamente commestibile. Grazie alla collaborazione affermata negli anni, la frittura di avannotti è divenuta una specialità locale proposta dalle Pro Loco di Pedescala e Arsiero che ogni anno durante le loro manifestazioni. È possibile trovare questa delizia anche presso alcuni ristoranti locali.
Baccalà alla vicentina
Il baccalà alla vicentina è un piatto diffuso in tutta la nostra provincia e risulta uno dei piatti veniti più conosciuti nel mondo. Le origini sembra risalgano al 1432, anno del naufragio di una spedizione guidata dal mercante veneziano Pietro Querini. Si racconta che l’equipaggio riuscì a salvarsi, rifugiandosi in un’isola della Norvegia. Accolti dagli abitanti del luogo, i marinai appresero presto i metodi di conservazione del merluzzo: essiccato come l’attuale stoccafisso. Tornando a casa, portarono con loro un po’ di quel pesce che incuriosì i cuochi vicentini, i quali si accorsero presto che quel pesce conservato in quel modo particolare poteva essere un’ottima alternativa al pesce fresco. Il baccalà alla vicentina è normalmente accompagnato da polenta al cucchiaio. A dispetto del nome, la ricetta tradizionale non è preparata con il vero e proprio baccalà, ma con lo stoccafisso. La lunga cottura rende le carni di questo pesce tenere, il latte ingentilisce il gusto.
Gargati col consiero
I “ Gragati Veneti” sono un formato molto regionale, usato fin dai tempi remoti in una ristretta area del Veneto, che comprende le provincie di Vicenza, specialmente la parte dell’Alto Vicentino. Sono una pasta fresca simile dei maccheroncini rigati. Hanno però la particolarità di avere solo 6 grosse rigature e uno spessore molto accentuato. Questo formato di pasta, è appunto molto circoscritto in una ristretta area del Veneto, dove è molto amato, tanto da dare vita anche a delle Sagre Paesane, dove quasi sempre viene appunto proposto, condito con il “Consiero”, che non è altro che un sugo di origine contadina che veniva fatto utilizzando gli ingredienti semplici e di recupero. Un piatto di pasta fresca, molto semplice e rustico , ma perfetto per chi vuole assaporare i gusti della vera tradizione contadina.
I prodotti tipici
Importato dal continente americano, il mais diventa, per il Veneto sin dal seicento, una delle principali fonti di alimentazione. Alla fine dell’Ottocento, Antonio Fioretti di Marano procedeva all’incrocio tra il Pignoletto d’Oro e il Nostrano, due varietà di granoturco, ottenendo una piccola pannocchia dai chicchi rossastri e vitrei. Nasceva la varietà “Marano”, anzi, “el maranéo” come è più conosciuta, tornata oggi all’attenzione di un sempre maggior numero di estimatori che hanno contribuito a rilanciarne la produzione e la diffusione. La polenta di “maranéo” si accompagna felicemente con numerosi piatti della tradizioni veneta e vicentina e, in particolare, per questa area, ai funghi porcini di Tonezza, alla soppressa della Valle del Pasubio e ai marsoni dell’Astico.
Tra gli ortaggi spiccano per bontà i crauti delle bregonze, il fagiolo di Posina, le “fasòle” di Posina ed Arsiero. L’offerta casearia è legata al formaggio a latte crudo intero di Posina, alla puina, alla ricotta affumicata o non affumicata e da sacchetto e alla “fioreta” della Val Leogra.
Nella Valle d’Astico è allevata la trota fario, a carne bianca molto delicata, che la tradizione locale propone cotte alla griglia. Se gli insaccati di maiale sono una tradizione diffusa in ogni angolo del vicentino, bisogna riconoscere che la soppressa di Valli del Pasubio, occasione di una festa locale nel mese di agosto, vanta una tradizione assolutamente originale perché è ottenuta da maiali alimentati con castagne e patate che forniscono carne particolarmente delicata e saporita. In questa area, oltre alla sopressa, prelibati sono la bondola , i “ciccioli”, le “luganeghe”, le “morette” e il “coessin” della Val Leogra.
Tra le proposte dolciarie si annoverano la tipica treccia d’oro di Thiene, i pandoli di Schio e la torta scledense. A Santorso i Padri Girolomini, del Monte Summano, producono un liquore tonico e corroborante a base di erbe medicinali. Anche qui, come sull’Altopiano dei Sette Comuni, nel periodo agosto-settembre con l’iniziativa “Caseifici Aperti” tutti gli ospiti dell’Altopiano vengono invitati a visitare le malghe e i caseifici e a scoprire la bontà e la genuinità dei prodotti lattiero-caseari.
I fagioli
I fagioli di Posina, nelle due qualità “ Scalda” e “Fasòla”, sono un piccolo tesoro agroalimentare. Vengono coltivati sia in valle sia in quota, in quantità molto limitate. Eppure c’era stato un tempo, fra le due guerre, che i fagioli di Posina erano noti in campo nazionale. Soletti, nel volume “ I fagioli della Val Posina nel piatto” cita di come un volumetto pubblicato nel 1936 parli del fagiolo di “Posena” come “fra i più quotati in commercio”. Si legge, nei trattati, che i fagioli prediligono terreni freschi, ben drenati, con poca argilla, perché non risulti coriaceo. Si sa anche che l’umidità ambientale si rivela preziosa alleata per evitare troppa secchezza della terra o eccessive irrigazioni. E questo clima, in quota, tiene lontane le malattie del fagiolo. Quali le caratteristiche dello “Scalda”? Premettendo che non si trova una causa definita per il nome (forse si riferisce al fatto che è molto nutriente e perciò “scalda”) é particolarmente dolce ed ha una consistenza gradevolmente farinosa. La buccia, leggera, tiene bene la cottura ed evitando che si disfino nel minestrone. Sono adatti anche all’insalata e, se passati al setaccio, hanno una consistenza cremosa. L’altro legume è la Fasòla (varietà del più conosciuto fagiolo di Spagna o del Papa). Capace di raggiungere altezze impensabili (anche quattro metri) ha un seme di dimensione doppia ed un colore scarlatto, vinoso. Ha screziature nere (ed è per questo che è anche chiamato fasòla del diavolo) e dà il meglio di sé in insalata, ha maggiore consistenza ed un sapore che ricorda, da lontano, quello della castagna. Ma tutte e due i fagioli di Posina si possono gustare in quella che è, a ragione, considerata la madre di tutte le minestre, il minestron, piatto dalla grande dignità gastronomica, denso e vellutato, che abbisogna di un filo d’olio (anzi una “croce” d’olio) ed una macinata di pepe. Ed il formaggio? “ Mai” diceva il toscano Indro Montanelli. ”Sempre” ribatteva Massimo Alberini! Questo è un piccolo “giacimento” gastronomico della nostra terra, la cui domanda è ancora di molto inferiore all’offerta: ma vale la pena cercare i fagioli nella mostra-mercato che si tiene l’ultima domenica di ottobre a Posina perché mangiar bene è un lato della vita che va curato.
Le patate
L’Abate Agostino Dal Pozzo di Rotzo nelle “Memorie Istoriche dei Sette Comuni Vicentini” pubblicate nel 1820 suggerisce la coltivazione della patata asserendo che “tutte le specie di grani che vi si raccolgono non bastano a mantener la popolazione. Io non mancherò quindi di suggerire a’ miei connazionali la introduzione della pianta che chiamasi patata, che i francesi chiamano Pomme de terre e i tedeschi Herdaflel”. Una cronaca d’epoca di fine Settecento già parla di una patata dalla buccia violacea o “nera”, che arricchiva le povere “tavole” dei vicentini. La coltivazione della patata di montagna nel territorio vicentino inizia proprio attorno a questo periodo, trovandovi un habitat ideale proprio nelle zone di Rotzo, sull’Altopiano dei Sette Comuni e nella vicina Posina sul Pasubio. La notorietà alla produzione di patate di queste due aree deriva quindi dalla bicentenaria tradizione agricola e dalle caratteristiche dei terreni e del clima ideali nell’esaltare le caratteristiche organolettiche dei tuberi. La loro bontà è, infatti, una sintesi perfetta tra elementi ambientali. Il terreno sciolto e permeabile e le estati fresche e asciutte favoriscono sia la tuberizzazione sia l’accumulo di amido nei tuberi tali da conferire loro caratteristiche qualitative uniche e inconfondibili.
Il miele
Nel nostro territorio l’apicoltura è attività molto diffusa, grazie a una flora ricca di piante mellifere. La produzione ha tempi dettati dalle fioriture: quella del tarassaco, che inonda di giallo le campagne ancora spoglie, portando a un miele dal colore chiaro, ambrato o dorato, e dall’aroma caratteristico; quella dei prati, cui si deve il millefiori, di colore più o meno chiaro a seconda della varietà, e sapore gustoso; quella delle robinie, che dà il miele d’acacia, poco più che bianco o paglierino, di sapore delicato e floreale; quella dei castagni, per un prodotto ambrato più o meno scuro, intenso e leggermente amarognolo. Il miele di tiglio si presenta invece in una colorazione piuttosto chiara, ambrata, al gusto, restituisce un sapore fresco, dolce, aromatico e che ricorda le erbe di montagna e la menta, pur conservando una certa intensità e persistenza. Caso a sé è il miele di melata, la secrezione zuccherina derivata dalla linfa dell’albero; il più pregiato è di abete, di colore cupo e meno dolce dei mieli di nettare. Prodotto raro è infine il millefiori d’alta montagna, finissimo e cremoso, dall’aroma molto delicato.
Trota fario
’Italia è uno dei Paesi maggiori produttori al mondo di trote e nel Veneto gli allevamenti si concentrano nella provincia di Vicenza. Pesce caratteristico di torrenti e ruscelli, la trota può vivere anche in laghi e corsi di fondovalle purché con acque fresche e molto ossigenate. Sin dal 1956 nelle acque che scorrono nei comuni di Valdastico, Posina, Laghi, Arsiero, Cismon e Velo d’Astico vengono allevate le trote Fario. Sono le caratteristiche delle acque presenti nelle valli, nonché quelle dell’acqua montana limpida e fredda, a dare un habitat ideale allo sviluppo dell’allevamento di questi pesci. La trota Fario (Salmo trutta) è un pesce di acqua dolce della famiglia dei Salmonidi, a carne bianca e sapore molto delicato. È la specie più pregiata di trota ed allevata in acque fredde, presenta colore e striature variabili e la classica puntinatura arancione lungo i fianchi. È lunga 25-70 cm e il suo peso può raggiungere anche i 6-7 kg. La “trota Fario delle valli vicentine” ha una carne magra, che contiene proteine, fosforo, ferro e vitamine. Si impiega cotta al cartoccio, alla griglia o lessa.
Formaggi e latticini
Grazie al prezioso latte bovino e caprino nel nostro territorio si ricavano formaggi e latticini di altissima qualità. Vengono realizzate svariate tipologie di formaggi, tra i quali il pressato, mezzano, stagionati, caciotte, ma anche speziati e arricchiti con l’aggiunta di erbe locali. Le ricotte risultano estremamente saporite grazie alla ottima qualità del latte utilizzato, reso intenso nel gusto dalle erbe e dai fiori dei pascoli di montagna. E’ possibile inoltre trovare yogurt naturali, burro e altri derivati. Tutte queste eccellenze del nostro territorio sono facilmente reperibili presso i negozi locali, ristoranti, trattorie, malghe e agriturismi.